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3 Novembre 2026La Suprema Corte ha respinto i ricorsi presentati da Ilva in AS e Acciaierie d’Italia. Al centro della pronuncia la tutela della salute e dell’ambiente.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha confermato lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, respingendo in via definitiva i ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia.
La decisione rende esecutivo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, che aveva disposto la sospensione dell’attività produttiva nei reparti primari dello stabilimento siderurgico.
Le motivazioni della decisione
Alla base della pronuncia ci sono due criticità rilevate nel corso del percorso giudiziario: la presenza di amianto negli impianti e i rischi sanitari legati alle emissioni di polveri e particolato inquinante.
Con il verdetto delle Sezioni Unite, la Cassazione ha confermato il principio per cui la produzione industriale non può svolgersi in condizioni di pericolo per la salute umana e per l’ambiente.
L’oggetto del provvedimento
Il fermo stabilito dalla sentenza riguarda nello specifico l’area a caldo dello stabilimento (che comprende cokerie, agglomerato e altiforni), ma non la chiusura di tutte le altre strutture del complesso industriale.
Con questa decisione, l’eventuale ripresa delle lavorazioni nei reparti interessati rimane subordinata al rispetto delle prescrizioni di sicurezza e alla risoluzione delle criticità ambientali e sanitarie evidenziate dai giudici.
Il blocco dell’area a caldo riguarda la parte principale del processo produttivo dell’acciaio a Taranto. La sospensione delle attività operative in questi reparti coinvolge sia i dipendenti diretti dello stabilimento sia le imprese dell’indotto e dei servizi che operano all’interno del sito e nel territorio della provincia.
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