
Grottaglie, Festa della Pace 2026: la Parrocchia Campitelli accoglie Mons. Ciro Miniero
25 Gennaio 2026
Grottaglie, Medici per San Ciro 2026: tutti gli eventi
26 Gennaio 2026AIUTACI CON UNA DONAZIONE
Premi qui per sostenere il progetto Speciale San Ciro
LA DIRETTA PARTIRÀ AUTOMATICAMENTE ALLE ORE 19:30 DEL 30 GENNAIO 2026.

Per sostenerci, iscriviti ORA al nostro canale YouTube “GrottaglieTV” premendo qui.
Un gesto gratuito, che per noi vale molto.
Sei un’attività e vorresti collaborare con noi? SCRIVICI ORA A info@dettaglidigrottaglie.it
Che cosa è la “Focra”?
La sera precedente la festa (30 gennaio) si è soliti accendere il grande falò (in dialetto Foc’ra) in una zona periferica della cittadina. Un appuntamento che tradizionalmente attira molte migliaia di devoti e curiosi anche dai paesi e dalle città vicine.
La Foc’ra consiste in una grande catasta di legna sistemata in modo appropriato così da formare un grande cono alla sommità del quale viene posta l’immagine del santo. Dopo la benedizione rituale si dà fuoco per ricordare il martirio del santo che prima di essere decapitato, subì torture appunto con fiaccole ardenti. Un gruppo di devoti, costituitosi nell’Associazione “Gli Amici della Foc’ra” si prodiga ogni anno affinché questo evento possa riuscire nel migliore dei modi, in onore di San Ciro, Medico, Eremita e Martire.

MAIN PARTNER
di Speciale San Ciro 2026
Sei interessato anche tu a sostenerci? Scrivi a info@dettaglidigrottaglie.it
Cenni storici sulla Festa di San Ciro a Grottaglie (TA)
Inizi del 1700 – Una festa portata dal concittadino San Francesco de Geronimo
Gli ultimi giorni di gennaio rappresentano per Grottaglie un momento intenso di religiosità e di pietà popolare per l’attesa ricorrenza della festa del santo patrono Ciro, medico, eremita e martire.
Una festa radicata nell’animo dei grottagliesi fin da quando il concittadino San Francesco de Geronimo, nei primi anni del ‘700, consegnò al paese natale, quale preziosa eredità da custodire gelosamente, la devozione al Taumaturgo alessandrino.
È noto che il santo gesuita, nelle sue infaticabili missioni popolari per tutto il regno di Napoli, invitasse a rivolgersi, per ottenere grazie e doni al corpo e all’anima, proprio al santo medico Ciro e a invocarlo con fiducia.
Un segno di tanto affetto e venerazione, propugnato dallo stesso Francesco de Geronimo e dal fratello Tommaso arciprete in Grottaglie, fu anche l’introduzione del nome Ciro.
1706 – Ancora nessuno portava il nome di Ciro o Cira
È un dato certo che fino a tutto il 1706 nessuna persona in Grottaglie si chiamasse Ciro o Cira. Nei documenti d’archivio non viene infatti rilevato: nei registri di battesimo è sconosciuto, nello Stato delle anime del 1697 non compare.
Nel 1707 invece troviamo che a 21 bambini (19 maschi e 2 femmine) viene imposto come primo nome, e ben altri 84 lo aggiungono. Negli anni successivi si continuerà allo stesso modo, cosicché in brevissimo tempo sarà questo il nome più diffuso e caratteristico del paese, al punto che ancora oggi non v’è quasi famiglia in Grottaglie in cui esso non sia presente.
A determinare questa imposizione del nome Ciro al santo martire fu l’espressa raccomandazione fatta in tal senso dal de Geronimo e raccolta con entusiasmo dal clero e dal popolo.
1709 – La costruzione del cappellone in Chiesa Madre
Ricordiamo che, grazie anche alla confraternita del Rosario, si riuscì a esternare tale pietà con un monumento di rilevante interesse artistico, e cioè con la costruzione del Cappellone nella chiesa madre, iniziato nel 1709 per volontà di S. Francesco che pose pure la prima pietra. Con pari fervore si condusse la festa religiosa, inizialmente a cura dell’arciprete Tommaso de Geronimo e poi alla morte di questi (1721) per interessamento della ricordata confraternita, come da strumento rogato il 1 agosto 1722 dal notar Tommaso Giurì. Nel documento si parla tra l’altro di fanòi (cioè la cosiddetta Focra) di mortaletti (spari), fulgori (fuochi pirotecnici), di processioni, candele, di solenni messe cantate e di panegirico: cose tutte fortunatamente conservate nel tempo e riproposte ancora oggi per conferire alla festa un senso e una dignità che solo un preciso riferimento storico e spirituale può offrire.
